Dio è terra e oro

Lucio Fontana scultore tra astrazione e religione

La direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva, prosegue nel confronto tra le collezioni e l’opera di autori contemporanei aprendo a un zsettore della produzione scultorea  di  Lucio Fontana. Dal 20 maggio al 18 luglio allestisce «Lucio Fontana. Collezioni di terra e d’oro», una selezione unicamente di «Concetti spaziali» in oro, quale astrazione massima e antinaturalistica, e di «Crocifissioni» in ceramica smaltata policroma. Nel complesso si tratta di una cinquantina di pezzi eseguiti per la maggior parte tra il 1958 e il 1968 e provenienti da musei, fondazioni e collezioni private in Italia e all’estero. Il catalogo è introdotto dalla stessa Coliva e contiene un saggio di Germano Celant. «Una mostra di Fontana, spiega Anna Coliva, credo sia l’atto che meglio possa fare capire la natura della Galleria Borghese quale ambiente dedicato a raccogliere la varietà di rappresentazione dei miti tramite le immagini. Solo inserendovi la radicale distruzione della finzione rappresentativa dell’arte da parte di Fontana possiamo mostrare che ciascuna opera precedente comportava una costruzione di spazio artificiosa e illusiva. In senso contrario, prosegue la direttrice, il rapporto delle terre e degli ori di Fontana con la collezione storica consente di dimostrare quanto la trasformazione (da lui operata) di spazio metafisico in concetto fisico sia un’invenzione fondamentale di altissima funzionalità poetica e quanto la sua astrazione sia lirica e radicata nell’umano». Quando passa all’astrazione pura, Fontana continuerà a plasmare sculture a tema religioso. «C’era il buco che è sempre il nulla, spiegò Fontana. Dio è invisibile e inconcepibile.  Dunque oggi un artista non può rappresentare Dio su una poltrona con il mondo in mano».

Francesca Romana Morelli