Cattaneo off camera

Riuso, riciclo, recupero: parole d’ordine del nostro tempo, che Enrico Cattaneo (Milano, 1933) ha fatto sue fin dagli anni ’70 quando, dopo gli studi d’ingegneria, ormai fotografo professionista, ha preso a sperimentare con personalissime ricerche off camera. Senza abbandonare le immagini dedicate prima alla realtà sociale, poi al mondo dell’arte, ha iniziato a riutilizzare vecchie carte fotografiche o fruste fotografie, dando loro una nuova identità, spesso arricchita dal suo sense of humour: impagabile il titolo «In regress» del ciclo di lavori avviato nel 1965 e tuttora in corso, realizzato utilizzando carte fotografiche impressionate e abbandonate, in preda alla metamorfosi prodotta dall’umidità che, mentre le corrompe, le trasfigura in «altro». Carte fotografiche sensibilizzate, non fissate e incollate fra loro, diventano invece vere sculture nella sua serie più nota, «Pagine», 1970-73 (per lui, «cartacce»), mentre lattine raccolte in strada, manipolate e fotografate, si trasformano in ironiche «Maschere» (nella foto) e i suoi stivali sformati diventano i protagonisti della «Natura morta dei miei stivali». Il suo lavoro è esposto dal 10 maggio al 28 giugno nella mostra (da non perdere) «Scarti e alterazioni», curata da Gigliola Foschi per la Galleria San Fedele.

Ada Masoero