Artisti, artefici e matrici

45 fogli e 90 lastre della storica stamperia 2RC di Valter Rossi

«L’artigiano cerca di spacciare la tecnica che meglio conosce, spesso limitata, senza sapere le vere necessità dell’artista. L’artefice cerca di esplorare il mondo dell’artista per individuare e suggerire, nelle varie tecniche incisorie, lo spazio di autonomia nel quale l’artista si possa trovare a suo agio ma, ancora di più, conoscendolo a fondo, mettendogli a disposizione strumenti dove trovare una nuova via creativa»: così Valter Rossi spiega ad Achille Bonito Oliva il rapporto che dai primi anni Sessanta lui e sua moglie Eleonora intrecciano con artisti del calibro di Fontana, Burri, Afro, Alechinsky, Pasmore, Segal, sino a Chia, Cucchi e Clemente. Lo fanno, appunto, come «artefici», fondatori a Roma della storica stamperia 2RC, le cui vicende sono ripercorse nella mostra aperta sino al 2 giugno presso la Galleria Nazionale. «Impronte dell’arte. 2RC 1963-2018», curata dallo stesso ABO (il testo sopra citato è pubblicato in catalogo), è composta da 45 opere grafiche di 35 artisti (oltre ai già menzionati, si va da Adami a Vasarely, da Bacon a Sam Francis, da Helen Frankenthaler, di cui è in corso una monografica nella sede romana di Gagosian, cfr. lo scorso numero, p. 21, ad Arnaldo Pomodoro, da Kounellis a Zhang Xiaogang). L’occasione è di quelle da non perdere, perché raramente il visitatore può accedere alle «madri» dei fogli di grafica incisa, in questo caso 90 lastre, quasi tutte di grande formato. Per la 2RC si tratta di un ritorno nel museo che nel 1974, sotto la direzione di Palma Bucarelli, accolse la donazione di 65 opere, oltre a un libro d’artista di Victor Pasmore e una lastra inedita di Capogrossi. In catalogo, la storia della 2RC è raccontata da Antonio Spiezia, che ne riepiloga le tappe, approdate recentemente, con il contributo decisivo della «figlia d’arte» Simona Rossi, a collaborazioni didattiche con la Cina, con l’Accademia di Firenze tramite un master e ora con la Scuola del Libro di Urbino. È il naturale sviluppo di un’esperienza che, come notava nel ’74 la stessa Palma Bucarelli, nasce nel momento in cui le mutate esigenze della grafica contemporanea assegnano allo «stampatore», il ruolo di «collaboratore necessario e primo interprete dell’artista» nonché custode di «quei valori di qualità che oggi taluni artisti e perfino taluni critici dichiarano scaduti e non più riproducibili, ritenendoli, chissà perché, legati al privilegio dell’originale unico e del possesso esclusivo». Parole che non hanno perduto la loro attualità.

Franco Fanelli