Ai Weiwei semina, scolpisce…

Opere monumentali in una personale dai grandi numeri

Düsseldorf (Germania). Basta citarne il nome e si apre subito un universo a molti scomodo, quello delle crisi dell’umanità narrate dall’artista cinese Ai Weiwei (1957), esule da diversi anni prima in America poi in Europa con una lunga, recente permanenza in Germania. «Ai Weiwei» s’intitola anche questa sua personale ai padiglioni K20/K21 della Kunstsammlung Nordrhein-Westfalen con inaugurazione il 18 maggio e chiusura prevista il primo settembre, all’insegna del suo motto «Everything is art. Everything is politics», dove tutto ruota attorno al punto focale della sua produzione artistica degli ultimi dieci anni: la migrazione come fenomeno di massa e come esempio di una crisi umana fondamentale. In particolare, nello spazio K21 sono esposte le due grandi opere «Life Cycle» (2018) e «Laundromat» (2016). La prima, monumentale (oltre 17 m di estensione), dedicata ai rifugiati in transito nel Mediterraneo, fa il suo debutto europeo; la seconda, ispirata dall’esperienza diretta dell’artista nel campo greco di Idomeni, è stata fatta coi beni abbandonati in tutta fretta dai profughi costretti a lasciarlo. Nelle grandi sale espositive del K20 sono invece esposte le due opere chiave «Straight» e «Sunflower Seeds» per la prima volta l’una a fianco all’altra e nella loro forma completa. 100 milioni di semi di girasole in porcellana, dipinti a mano secondo la tradizione cinese, occupano una superficie di circa 800 mq in una rivisitazione in scala colossale dell’opera già esposta alla Tate Modern di Londra: con «Sunflower Seeds» Weiwei vuole tematizzare il ruolo dell’artigiano tradizionale nell’era della produzione di massa, mentre con «Straight», per la prima volta in Europa e riarrangiata per lo spazio di Düsseldorf, l’artista ritorna a un tema che gli è drammaticamente caro, quelle delle piccole vittime, dei bambini. Qui utilizza 164 tonnellate di tondini in ferro per cemento armato recuperati sulle rovine del devastante terremoto di Sichuan dove migliaia di scolari persero la vita. 

Francesca Petretto