Adesso è la moda a ripescare Beuys

Ambientalismo, architettura e la riscoperta di un antesignano dell’eco-arte

Nell’anno di Greta Thunberg e partendo dalla definizione di sostenibilità nel «Rapporto Brundtland» (1987) ovvero la capacità di soddisfare i bisogni della generazione presente senza compromettere le possibilità di quelle future di realizzare i propri, il progetto «Sustainable thinking», da un’idea di Stefania Ricci, al Museo Salvatore Ferragamo e in due istituzioni pubbliche, Palazzo Vecchio e il Museo Novecento, propone fino all’8 marzo 2020 alcune ricerche artistiche contemporanee, ponendole in dialogo con le principali ricerche nell’ambito del fashion design sostenibile.  

Al Museo Ferragamo la mostra (a cura di Giusy Bettoni, Arabella Natalini, Stefania Ricci, Sara Sozzani Maino, Marina Spadafora) nasce da un omaggio a Joseph Beuys con opere che rimandano a «Difesa della natura» iniziato nel 1972, ma anche dalla installazione appositamente concepita per la sede della mostra di Pascale Marthine Tayou, che sovrasta il visitatore con un variopinto ma proliferante groviglio di fili di plastica, materiale che invade il nostro mondo e lambisce anche le sculture-totem in cristallo. Da qui si snoda un percorso che alterna abiti e scarpe in tessuti naturali, tradizionali e di nuova generazione, e materiali di scarto in forma riciclata, con opere di Piero Gilardi, Michelangelo Pistoletto e  con i progetti di Tomás Saraceno, artista architetto che da anni collabora con  biologi, astrofisici e ingegneri realizzando sculture  e installazioni in risposta a questioni ecologiche globali. Non poteva mancare il duo britannico-argentino che da quasi tre decenni dedica la sua ricerca al rapporto tra l’uomo, l’ambiente, le sue risorse e la politica: Lucy + Jorge Orta. Presenti da Ferragamo, li ritroviamo nelle altre due sedi (a cura di Arabella Natalini, Stefania Ricci e Sergio Risaliti), con un progetto pensato per Firenze legato alla serie «Life Guards», sculture realizzate con combinazione di tessuti riciclati e strumenti d’uso militare come la barella della Croce Rossa: figure simboliche che entrano in relazione con lo stato di emergenza attuale, la carenza di acqua, di cibo, l’inquinamento degli elementi e le crisi politiche e sociali. 

A Palazzo Vecchio ad accogliere i due artisti è proprio il Quartiere degli Elementi (sala delle Udienze), dove si riattiva, con vocaboli contemporanei, la riflessione su temi della cultura e del potere politico in epoca rinascimentale. La stessa linea estetica che unisce etica e sostenibilità nel lavoro degli Orta si ritrova al Museo Novecento, diretto dallo stesso Risaliti, aperto al moderno e al contemporaneo più attuale, con la grande barca e altre sculture installate nelle sale della collezione permanente della sede, che sorge davanti a Santa Maria Novella. Al piano terra del museo è allestito anche anche uno spazio dedicato allo  studio tedesco Baubotanik, impegnato da anni in progetti con vegetali e piante viventi a sostegno di strutture architettoniche.

Laura Lombardi