Visita postuma al Prado

Giacometti nel museo che non vide mai

Madrid. Tra le iniziative organizzate er festeggiare il bicentenario dalla fondazione del Museo del Prado, avvenuta nel 1819 a partire dai fondi della collezione reale, l’istituzione spagnola inaugura una mostra dedicata a uno dei grandi artisti del Novecento: Alberto Giacometti (1901-66). Dal 2 aprile al 7 luglio il Prado mette alcune opere chiave della sua collezione in dialogo con una selezione di 20 sculture del maestro svizzero, che non ebbe mai occasione di visitare il museo. Le opere saranno disposte nelle sale della collezione permanente: curata da Carmen Giménez (curatrice presso il Guggenheim di New York dal 1989), l’esposizione occuperà la Galleria principale del museo, costruito nel Settecento dall’architetto Juan de Villanueva. «Ho iniziato a fare scultura proprio perché era l’ambito in cui capivo meno», sosteneva Alberto Giacometti negli anni Sessanta. Figlio di un pittore postimpressionista e di una donna di origini italiane, Giacometti si trasferisce a Parigi nel 1922 per frequentare i corsi di scultura di Antoine Bourdelle. Come molti suoi colleghi, Giacometti si installa in un atelier di Montparnasse (allora cuore pulsante della scena artistica della Ville Lumière), dove entra in contatto con il gruppo dei surrealisti e frequenta i portavoce dell’Esistenzialismo, inclusi Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre. Affascinato dall’opera di Auguste Rodin e dall’arte etrusca, Giacometti si dedica alla rappresentazione della figura umana in tutta la sua ambiguità: i suoi corpi filiformi realizzati in gesso, argilla o fusi in bronzo sono un’allegoria della condizione umana, radicata e instabile al contempo. L’esposizione è realizzata in collaborazione con la Fondation Beyeler di Riehen/Basel e con l’ambasciata svizzera.

Bianca Bozzeda