Vangi l’assiro

Bottegantica prosegue nella sua esplorazione dell’arte moderna e contemporanea con la mostra «Giuliano Vangi. Dalla matita allo scalpello» (dal 12 aprile al 12 maggio), curata da Enzo Savoia, Stefano Bosi e Valerio Mazzetti Rossi, e ospitata nel nuovo spazio espositivo (sempre in via Manzoni 45) in cui si apriva la storica galleria del Naviglio. Dello scultore toscano (nato nel 1931) sono esposti una ventina di sculture e un nucleo di disegni realizzati tra il 1967 e i primi anni del 2000 (Vangi vanta una cospicua produzione grafica; nella foto, «Studio per scultura», 1980). Dalla prima opera in mostra, «Uomo che cammina», 1967, attraverso «Beatrice», 1997, e «Donna e poesia», 2002, così come dagli altri lavori, affiorano i modelli cui Giuliano Vangi guarda con insistenza: le culture assiro-babilonese (evidente l’influsso su «Beatrice») ed egizia (questa intride la terza scultura) e i maestri ideali, quali Donatello, Medardo Rosso, Adolfo Wildt, Arturo Martini, Marino Marini. Ma lo sguardo dello scultore si volge  anche alla natura, in opere come «Katrina», 2014, dettata dall’uragano che nel del 2005 devastò il Sud degli Stati Uniti.

Ada Masoero