Scripta manent: Isidore Isou

L’inventore rumeno del Lettrisme e due suoi compatrioti d’oggi

È leggendo giovanissimo Dostoevskij, Marx e Proust che Isidore Isou inventò il Lettrismo, un movimento d’avanguardia che alle parole preferiva la musicalità delle singole lettere. L’artista franco-rumeno (Botoșani 1925-Parigi 2007), che fu anche poeta, cineasta e drammaturgo, oltre che rivoluzionario teorico dell’arte, è al centro di un’ampia monografica in corso fino al 20 maggio al Centre Pompidou (nell’ambito della Stagione della Romania). Nel 1945, a 20 anni, Isou raggiunse Parigi, dove frequentò André Breton, André Gide e Tristan Tzara. Un anno dopo, un suo intervento al Théâtre du Vieux-Colombier, accanto al pittore Gabriel Pomerand, fece scandalo e segnò la nascita del nuovo movimento. Nel 1947 Isou pubblicò il suo manifesto nella prestigiosa «Nouvelle Revue Française» e nel 1950 presentò a Cannes il film «Traité de bave et d’éternité» vincendo il Prix des spectateurs d’avant-garde. Per Isou il «segno» è l’elemento di base per rinnovare le arti. La sua teoria si estende del resto anche a cinema, teatro, fotografia, balletto. La mostra si sofferma sui concetti fondamentali della sua opera. Una sezione è dedicata all’«ipergrafia» che Isou teorizzò nel 1950 e di cui la serie «Les nombres», del 1952, è un esempio: un sistema di scrittura trasgressivo simile a un rebus, in un susseguirsi di segni e lettere, che reinventava il modo di scrivere e di leggere. Una pagina scritta diventava un’opera d’arte. 

Isou fu un artista instancabile. Solo tra il 1961 e il 1963 realizzò più di duecento quadri, soprattutto oli su tela come la serie «Réseaux», che espose accanto a lavori degli astrattisti  Zao Wou-Ki e Pierre Soulages. Un’altra sezione è dedicata alla «Meca-estetica» che spingeva all’estremo l’eredità del ready made creando «combinazioni plastiche». Nell’ambito della stessa rassegna dedicata alla Romania, il Centre Pompidou invita inoltre all’Atelier Brancusi, dal 4 aprile (e fino a luglio), i due artisti rumeni contemporanei Ciprian Muresan (nato nel 1977) e Serban Savu (nato nel 1978) che lavorano e condividono lo studio a Cluj. 

Il primo, che nel 2017 ha ottenuto il Prix du dessin contemporain, assegnato a Parigi nell’ambito del Salon du Dessin, privilegia un approccio ironico e politico all’arte. Il secondo realizza paesaggi urbani e postindustriali abitati da personaggi solitari. La mostra, intitolata «L’atelier sans fin», allestisce, di Serban Savu, lavori come «The Antichamber», del 2016, e «Perspective» del 2010. Di Ciprian Muresan sono «The Sculpture Storage» del 2016 e «Monks» del 2011.