Quando la Biennale si tinse di rosa

L’irruzione delle artiste ai Giardini: il ’68 delle femministe arriva dieci anni dopo

Nella storia dell’arte europea i nomi femminili si contano sulle dita delle mani. Ma alla Biennale di Venezia del 1978, nella mostra «Materializzazione del linguaggio» curata da Mirella Bentivoglio, compaiono un’ottantina di artiste che rivendicano a gran voce il loro spazio. Molte di esse le ritroviamo nella rassegna «Il soggetto imprevisto. 1978 Arte e Femminismo in Italia», curata da Marco Scotini e Raffaella Perna e allestita da FM Centro per l’Arte Contemporanea dal 4 aprile al 26 maggio. Nel percorso, opere di oltre un centinaio di artiste italiane e straniere allora attive in Italia: Lucia Marcucci, Irma Blank, Maria Lai, Giulia Niccolai, Mira Schendel, Anna Oberto, Patrizia Vicinelli, Ketty La Rocca, Gina Pane, Carla Accardi, Lisetta Carmi, Carol Rama, Tomaso Binga e molte altre ancora. Un’intera sezione è dedicata all’artista e poetessa Mirella Bentivoglio (1922-2017), che ha donato al Mart di Rovereto una raccolta di Poesia visiva con molti lavori di artiste che aveva invitato alla Biennale (intanto un corpus di 15 opere della Bentivoglio degli anni ’70 e ’80 è esposto presso la galleria Conceptual, nella mostra «Creazione e fine», aperta fino al 4 maggio). Dopo anni di sperimentalismo, le opere di quella stagione, basate in larga parte sull’esplorazione della parola e del corpo, assumono connotazioni meno radicali. Dal 1970 al 1981 vengono approvate le leggi su aborto, famiglia e divorzio e abrogata quella su delitto d’onore e matrimonio riparatore. Le artiste possono dedicarsi a temi più universali e affrontarli con i propri canoni e la propria sensibilità. «Riconosciamo in noi stesse la capacità di fare di questo attimo una modificazione totale della vita. Chi non è nella dialettica servo-padrone diventa cosciente e introduce nel mondo il Soggetto Imprevisto», scriveva nel 1974 Carla Lonzi (1931-82).

Jenny Dogliani