Pittore pitone

Gianni Politi (1986) dall’11 aprile, e prima di lasciare il posto a Richard Long  (a maggio), espone un corposo numero di opere da Lorcan O’Neill.  Per «In the belly of the serpent» l’autore prende spunto dai lunghi tempi di digestione dei serpenti, gli stessi tempi di cui necessita un pittore, e Politi in questo caso, per portare avanti il proprio lavoro.

La mostra è composta da due tipologie di dipinti: opere astratte realizzate con ritagli di tela dipinti con pittura acrilica, olio e pittura industriale, e una serie di ritratti più piccoli su tela. Quest’ultima prosegue un ciclo di ritratti cominciati nel 2012 e ispirati a un ritratto del 1770, opera di Gaetano Gandolfi. Il quadro del pittore neoclassico bolognese aveva colpito Politi per l’incredibile somiglianza con il padre scomparso, divenendo poi un campo di sperimentazione sul quale tornare più e più volte. Un’ossessione che ricorda, per certi versi, quella di Francis Bacon per il ritratto di Innocenzo X conservato nella Galleria Doria Pamphilj

Si.M.