Nella mente di Kubrick

Con la mostra «Stanley Kubrick: The Exhibition», dal 26 aprile al 15 settembre, il Design Museum celebra a vent’anni dalla scomparsa uno dei talenti più poliedrici ed eversivi del cinema mondiale. Curata dal direttore del museo Deyan Sudjic con la collaborazione di Adrienne Groen e Alan Yentob, la mostra ripensa per lo specifico contesto inglese, nevralgico per un regista che pur di origini americane scelse la Gran Bretagna come terra di adozione, l’impostazione della recente mostra realizzata dal Deutsches Filmmuseum di Francoforte. Sottolineando l’importanza della Gran Bretagna come location e luogo di lavoro, la mostra dedica particolare attenzione ai set includendo nel suo trasversale approccio, oltre a contributi di registi famosi, opere appartenenti alla scenografia e al design che portano la firma di Hardy Amies, Milena Canonero e Ken Adam, all’arte e alla fotografia (tra gli artisti Diane Arbus, Allen Jones e Don McCullin) e alla grafica, con opere di Saul Bass, Elliot Noyes e Pascall Morgue. Strutturata tematicamente, «Stanley Kubrick: The Exhibition» dedica ogni sala a un film, tra cui «Barry Lyndon», «2001: Odissea nello spazio» (nella foto un fermo immagine), «Full Metal Jacket», «Arancia Meccanica», «Shining», «Lolita», «Eyes Wide Shut», «Il dottor Stranamore». Come dichiara Alan Yentob: «La mostra porta il visitatore direttamente nella mente di Kubrick, evidenziandone la sconfinata immaginazione e la padronanza di ogni aspetto legato alla tecnica cinematografica». Oltre 500 oggetti, proiezioni e interviste sottolineano la fascinazione di Kubrick per tutti gli aspetti del design, esplorando non solo l’approfondito livello di dettaglio che caratterizza ciascun film, ma anche la capacità di precorrere oggetti ed eventi (come accade in modo esemplare con il moderno tablet o l’esplorazione spaziale in «2001: A Space Odyssey») e  di usare in modo innovativo dotazioni esistenti, come dimostrano gli obiettivi di fabbricazione Nasa riutilizzati da Kubrick per filmare a lume di candela «Barry Lyndon» (1975).

Elena Franzoia