Le matrici dell’eros e del dolore

L’opera grafica di Edvard Munch

Il British Museum presenta per la prima volta una mostra dedicata a Edvard Munch. Dall’11 aprile al 21 luglio «Edvard Munch. Love and angst» (amore e angoscia) raccoglie 83 opere grafiche provenienti dalla collezione del museo londinese, da collezioni private e dal Munchmuseet di Oslo, che per l’occasione partecipa con un prestito eccezionale di 50 fogli. La calcografia, la xilografia e la litografia rappresentarono un ambito di particolare importanza nella produzione dell’artista norvegese nato a Christiania (attuale Oslo) nel 1863 e scomparso nel 1944. Tra i capolavori, una delle rare litografie dell’«Urlo», versione grafica del tema divenuto emblema dell’opera di Munch e della «Madonna» (o «Donna che ama»): l’erotismo dell’opera portò la comunità protestante norvegese ad accusare l’artista di perversione e blasfemia. Accanto ai lavori su carta, la mostra espone le matrici originali di cui Munch si servì per realizzare le stampe e dalle quali non si separò mai. Considerato uno dei pionieri dell’Espressionismo, Munch si dedicò all’arte grafica tra il 1890 e il 1920: durante questi decenni, che coincidono con lo sviluppo della rete ferroviaria in Europa, intraprese numerosi viaggi, documentati in mostra da una collezione di cartoline e cartine geografiche. Le sue mete preferite furono Berlino e Parigi, a quel tempo capitali dei circoli bohémien, dove Munch si confrontò con società più aperte e moderne rispetto a quella norvegese. «Amore e angoscia» mette l’accento sui capisaldi dell’opera di Munch: da una parte la passione carnale e dall’altra l’inquietudine, data dalla mancanza di senso dell’esperienza umana. Di origine romantica, il tema dell’angoscia conobbe una grande diffusione nell’Ottocento: i suoi più grandi teorici, tra cui Søren Kierkegaard, Frederich Nietzsche, Sigmund Freud e il drammaturgo Henrik Ibsen, ebbero forte influenza sull’opera di Munch. La mostra sottolinea le affinità tra questi protagonisti della scena culturale dell’epoca. 

Bianca Bozzeda