Esserci e non esserci

Prosegue fino al 25 maggio, da Osart Gallery, la personale di Emilio Prini (1943-2016), uno dei più complessi e inafferrabili fra i protagonisti dell’Arte povera: pochissime occasioni espositive (per sua scelta), una personalità sfuggente e un’arte anch’essa elusiva, tanto che i suoi lavori  appaiono quasi come messaggi cifrati da decodificare. La mostra si appunta su un trentennio del suo lavoro, tra il 1967 e il 1996, esponendo alcune opere-chiave dei diversi cicli: come «Formula per tipi standard non standard», 1967 ca, (nella foto) in cui Prini elabora una scrittura quasi illeggibile e intercalata da formule matematiche, o «Senza titolo», 1967-71, composta da un collage di 5 fogli A4, in cui l’artista fa riferimento a uno «standard.asta.alluminio profilato. 6,50 mt in ambiente», usato come strumento per indagare lo spazio. Sono inoltre esposti lavori degli anni ’80, come «Governo (non standard)–Due linee che si uniscono in basso» e ’90, come «Fogli da un taccuino di legno», 1997, in cui il processo di sottrazione/negazione della realtà è portato alle estreme conseguenze.

Ada Masoero