Dopo 60 anni di nuovo insieme i capolavori Escher

Riunite al Masi opere della Fondazione Keller disperse in vari musei elvetici

Lugano (Svizzera). Da quasi 60 anni i capolavori della Fondazione Gottfried Keller non venivano esposti, insieme, in pubblico. Lo statuto della Fondazione, istituita nel 1890 da Lydia Welti-Escher (figlia ed erede dell’uomo politico e imprenditore ferroviario Alfred Escher), che destinò il suo patrimonio alla Confederazione Elvetica, prevede, infatti, che una Commissione nominata ogni quattro anni dal Consiglio Federale acquisisca importanti opere d’arte destinate ai musei dell’intera Svizzera. Grazie a lei, che volle intitolare la Fondazione al poeta e pittore Gottfried Keller, i musei elvetici si sono così arricchiti di capolavori di maestri svizzeri come Giovanni Serodine, Jean-Etienne Liotard, Johann-Heinrich Füssli, Arnold Böcklin, fino ad artisti più vicini a noi, come Ferdinand Hodler, Giovanni Segantini e Alberto Giacometti. 

A riunire le loro opere per la prima volta dopo tanti decenni è il Masi-Museo d’arte della Svizzera Italiana, che li presenta fino al 28 luglio nella mostra «Hodler-Segantini-Giacometti. Capolavori della Fondazione Gottfried Keller», curata dal direttore Tobia Bezzola con Francesca Benini

Sebbene non manchino opere di maestri dei secoli precedenti (la più antica è la «Vergine dei Mercedari», 1620-25, di Giovanni Serodine dalla  Pinacoteca Züst), la mostra si concentra soprattutto sugli artisti del XIX e XX secolo, di cui espone opere cardine: dal Kunstmuseum di Basilea giunge il celeberrimo «L’isola dei morti» di Böcklin; dal Museo di Berna «L’Eletto», 1893-94 di Hodler; dal Museo Segantini di St. Moritz il grandioso trittico «La Natura, La Vita, La Morte», 1896-99, di Segantini, non più esposto a sud delle Alpi dal 1899. Per il XX secolo sono in mostra, tra le altre, opere di Cuno Amiet, Félix Vallotton e Alberto Giacometti, qui con l’unica scultura del percorso, il «Busto di Annette», dal museo di Ginevra.

Ada Masoero