Balla prePop

La Fondazione Cerasi a Palazzo Merulana propone fino al 16 giugno «Giacomo Balla. Dal Futurismo astratto al Futurismo iconico», a cura di Fabio Benzi, incentrata sul dipinto «Primo Carnera» del 1933, opera dipinta su entrambi i lati: sul primo con «Vaprofumo» del ‘26, tipicamente futurista, dalle forme chiare e con colori tenui, metallici e dorati, che evoca un’impressione olfattiva; sull’altro con il ritratto del celebre pugile e lottatore italiano Primo Carnera, che proprio nel 1933 vinse il titolo di Campione del Mondo, ispirato a una coeva foto di Elio Luxardo, amico di Marinetti. Un olio, quest’ultimo, realizzato con l’applicazione di una rete metallica sul fondo per dare un effetto da stampa di giornale o rivista, espediente tecnico che Balla utilizzò in vari dipinti dell’epoca, e che anticipa di decenni gli studi della Pop art americana su stampa, divi e immaginario di massa. Nell’indagare il passaggio di stile di quegli anni, la mostra mette a confronto opere più marcatamente futuriste, lavori con la stessa tecnica a retinatura, scatti fotografici di divi eseguiti da Luxardo, Ghergo e Bragaglia, e riviste d’epoca. Tra le opere esposte, di cui 13 oli e tre disegni di Balla (nella foto, «Estate», dal ciclo «Le quattro stagioni in rosso», Roma, Guido Donati), «Bionbruna» del 1926 della Gnam, tre lavori in prestito dalla Fondazione Biagiotti Cigna di Guidonia, una tela dalla Collezione della Banca d’Italia, 17 foto e vari numeri di «Futurismo» e altre riviste di cinema e moda.

Federico Castelli Gattinara