Un interrogativo storto

La Monnaie de Paris ospita dal 15 marzo al 16 giugno la prima retrospettiva parigina di Thomas Schütte (Düsseldorf, 1954). Le sale e i cortili dell’11 quai de Conti accolgono anche le sculture monumentali dell’artista, allievo di Gerhard Richter. «Le mie opere, sostiene l’autore, hanno lo scopo di introdurre un punto interrogativo storto nel mondo». Il titolo della monografica, «Thomas Schütte. Tre atti», s’ispira a una delle sue opere «storiche», «Dreiakter», del 1982, conservata al Centre Pompidou. La curatrice, Camille Morineau, direttrice delle collezioni della Monnaie de Paris, ha lavorato a stretto contatto con l’artista. Il primo atto si articola intorno alle rappresentazioni della figura umana, tema centrale della ricerca di Schütte sin dagli anni ’80, con le famose «Köpfe» («teste»), minuscole o giganti, in materiali diversi, compreso il vetro di Murano. Ci sono anche le deliziose «Frauen» («donne»), in bronzo, pietra o acciaio, che erano state al centro di una mostra al Castello di Rivoli nel 2012. Il secondo atto tratta del legame dell’artista con la morte, con le stupefacenti maschere mortuarie e urne funerarie. Il terzo si concentra sui «modelli architettonici», allegorie della visione del mondo dell’artista, come la «One Man House», a metà tra rifiugio e prigione. Il visitatore potrà entrare in «Kristall II» allestito in scala 1:1 nel Salon Dupré. Nella foto, «Stahlfrau Nr 17».

Luana De Micco