Tra Vermeer e Hopper

Vilhelm Hammershøi e famiglia

5 L’ultima mostra parigina dedicata a Vilhelm Hammershøi (1864-1916) fu nel 1997 al Musée d’Orsay, che un paio di anni prima aveva acquisito la prima tela del pittore danese a entrare nelle collezioni di un museo francese: si trattava di «Hvile» («Riposo»), del 1905, il ritratto di spalle di una donna seduta, genere la cui paternità è attribuita a Hammershøi. Quella mostra permise alla critica e al pubblico internazionale di riscoprire l’opera di un artista un po’ dimenticato fuori dalla Danimarca, che a molti ricorda Vermeer e sembra anticipare Hopper. Il «pittore del silenzio» torna a Parigi vent’anni dopo al Musée Jacquemart-André per la mostra «Hammershøi. Il maestro della pittura danese», dal 14 marzo al 22 luglio. Una retrospettiva con un approccio nuovo poiché i curatori, Jean-Louis Champion e Pierre Curie, hanno scelto di mettere a confronto i lavori di Hammershøi e quelli degli artisti suoi contemporanei, e a lui vicini, in particolare il fratello Svend, il cognato Peter Ilsted e l’amico Carl Holsøe. Le opere esposte, una quarantina, arrivano da musei danesi e svedesi come lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen e il Malmö Konstmuseum, ma anche dalla Tate Gallery di Londra. È esposto anche il dipinto del d’Orsay e, per la prima volta in Francia, sono allestite opere della Loeb Danish Art Collection. Hammershøi dipinse soprattutto luoghi e persone della sua quotidianità. La moglie Ida Ilsted fu la sua principale modella: una figura solitaria, enigmatica, rappresentata spesso di spalle accanto a una porta o una finestra nella dimora sulla Strandgade, a Copenaghen, intenta in attività quotidiane, a leggere o a cucire.Gli interni sono austeri, geometrici, l’arredamento essenziale, le pareti spoglie, la luce è fredda, prevalgono i toni del grigio e del marrone. Nel panorama della pittura al volgere del nuovo secolo, Hammershøi resta una figura a parte. La sua singolarità affascinò il poeta Rainer Maria Rilke. L’atmosfera malinconica, sospesa, claustrale, che rende così particolari i lavori di Hammershøi, manca nelle opere di Carl Holsøe e di Peter Ilsted, una selezione delle quali è allestita dal museo. Anche se i due artisti dipingono a loro volta interni e riprendono gli stessi temi, molto in voga del resto tra i giovani pittori danesi dell’epoca, il risultato è diverso, la luce è più calda, l’atmosfera distesa.

Luana De Micco