Streghe nude con fiorellini

Vienna. Esponevano assieme ai grandi del tempo e in gallerie prestigiose, ed erano di casa nell’arte secessionista, nell’Espressionismo, nella Nuova Oggettività. Ma molte delle donne del mondo dell’arte austriaca di primo ’900 sono poco note. Si chiamavano Tina Blau e Broncia Koller-Pinell, Emilie Mediz-Pelikan e Elza Kövesházi-Kalmar, Ilse Twardowski-Conrat e Erika Giovanna Klien, Elena Luksch-Makowsky (nella foto, «Adolescentia», 1903) ed Helene Funke. Nel periodo della presidenza di Gustav Klimt, nella celebre Kunstschau del 1908, rappresentavano il 30% degli artisti esposti. Un’accoglienza in odore di quote rosa, da parte dei colleghi più progressisti della scena artistica della capitale austro-ungarica, che non rispecchiava in alcun modo il sentire diffuso all’epoca, secondo cui il genere femminile semplicemente mancava della capacità di essere creativo e una donna doveva essere moglie e madre. Ciononostante, molti affermati artisti dell’epoca impartivano lezioni private alle neofite, coltivandone abilità e tecniche. Al tempo i generi concessi all’arte muliebre erano i paesaggi e le nature morte. Però dai loro atelier di pittrici e scultrici emancipate, sortivano poi opere di impegno sociale, come quelle di Hermine Heller-Ostersetzer con il suo ciclo «La vita dei poveri è più amara della morte», o nudi e raffigurazioni erotiche, come la scultura di Teresa Feodorovna Ries «Strega che si prepara alla Notte di Valpurga», in cui una nuda donna di marmo candido si dedica alla pedicure, i lunghi capelli al vento e lo sguardo malizioso: un’opera che provocò clamori quando venne esposta al Künstlerhaus. Nel 2016 un gruppo di quelle artiste era stato riscoperto dal Museo Ebraico, in una mostra dedicata alle donne talentuose di fede giudaica. Ora il Belvedere allarga lo sguardo e fino al 19 maggio, nella mostra a cura di Sabine Fellner «La città delle donne. Artiste a Vienna dal 1900 al 1938», presenta 56 protagoniste del modernismo viennese, grazie anche alla scoperta di opere che si credevano perdute, come «Mercato al mattino presto» di Broncia Koller-Pinell o alla presentazione di lavori finora mai esposti, come quelli di Fanny Harlfinger-Zakucka.

F.Fo.