Sogni esotici

La pittura orientalista, nata in Francia alla fine del Settecento sulla scia delle spedizioni napoleoniche, per poi attraversare l’Europa nel corso dell’Ottocento fino a ispirare le avanguardie del primo Novecento, è al centro della mostra «L’Oriente dei pittori. Dal sogno alla luce», al Musée Marmottan Monet dal 7 marzo al 21 luglio. Le odalische, dipinte nell’intimità dell’harem e dell’hammam, affascinarono Ingres, Flandrin, Corot, Chassériau. Più tardi il tema fu rivisitato da Vallotton in «Il bagno turco», del 1907. Gli artisti fecero l’esperienza della luce, del caldo asfissiante e del deserto. Renoir e Signac privilegiarono la ricerca delle vibrazioni e gli effetti ottici della luce. Per alcuni l’Oriente cambiò la vita e il loro modo di dipingere. Émile Bernard si trasferì in Egitto. Matisse si lasciò trasportare dallo stile delle arti decorative islamiche e il suo modo di dipingere ne fu completamente rivoluzionato. Due quadri riassumono l’intento dell’esposizione e i due temi principali cari ai pittori orientalisti: la rappresentazione della figura umana e il paesaggio. Uno, di Ingres, è «La piccola bagnante» (1828) del Louvre, opera in cui l’artista, ispirato da Raffaello, rivisita la figura della donna al bagno di uno dei suoi quadri anteriori più noti, «La bagnante di Valpiçon» (1808). L’altro, conservato a Wuppertal, è di Paul Klee: «Innenarchitektur», del 1914, anno in cui il pittore si recò per la prima volta in Tunisia. Qui Klee «visse un’esperienza mistica che fu all’origine, scrive il museo, del suo passaggio verso l’astrazione».
Nella foto, «Oriental», di Vassilij Kandinskij.

Luana De Micco