Pazzi per Omero

Al Louvre Lens il principe dei poeti tra archeologia e tempi moderni

Lens (Francia). Chi era Omero? Ma è mai esistito, un Omero? Dov’è nato? Quand’è vissuto? Era cieco, come da tradizione? Ha scritto davvero lui, e da solo, l’Iliade e l’Odissea, oltre ad altre opere andate perdute? Soprattutto: come si spiega l’ininterrotta influenza del «principe dei poeti» sulla cultura occidentale, sulle arti come sulla formazione scolastica? A tutte queste domande tenta di rispondere la grande mostra «Omero», in programma dal 27 marzo al 22 luglio nella sede di Lens del Louvre. Alexandre Farnoux, uno dei curatori e direttore dell’École française di Atene, ha spiegato a «Il Giornale dell’Arte» la sua originalità: «Ci sono state altre mostre importanti su Omero negli ultimi anni, ma la nostra dà spazio a un tema poco trattato altrove che è quello della sua rilevanza come riferimento vivo e vivace anche in epoca moderna e contemporanea, non solo a livello letterario ma in modo più ampio riguardo tutte le arti». Tra le 250 opere d’ispirazione omerica esposte, che spaziano da oggetti di provenienza archeologica alle arti del XXI secolo, ci sono infatti delle litografie di Marc Chagall che raffigurano Polifemo o Ulisse e le Sirene, insieme a quadri di Rubens, Robert, Corot, Watteau, Moreau, Waterhouse, Twombly. Uno spazio privilegiato è poi riservato a musica e cinema: vengono riprodotti brani e video di opere musicali da «Il ritorno d’Ulisse in patria» di Monteverdi alle «Sirènes» di Debussy, di film dai peplum degli anni ’50 ai blockbuster hollywoodiani come «Troy»; dei concerti a tema figurano anche nel calendario di eventi paralleli. L’archeologia e Troia passano invece in secondo piano: «La storicità delle vicende belliche narrate nell’Iliade, sapere se la città antica è effettivamente quella della collina di Hissarlik, nell’ambito della nostra mostra non è fondamentale; per noi è stato più importante dare risalto al desiderio già forte nell’antichità di far esistere gli eroi di Omero», ha precisato Farnoux. La mostra è divisa in sezioni tematiche: un prologo dedicato agli dèi dell’Olimpo e a Calliope musa della poesia epica, le raffigurazioni di Omero nella scultura e nella pittura, l’oralità delle origini e la scrittura poi formalizzata delle sue opere, temi scelti dall’Iliade (la guerra, la morte, l’umanità degli eroi), temi scelti dall’Odissea (i mostri, le figure femminili, Itaca), gli altri poemi epici coevi ma perduti che narravano gli episodi più conosciuti della guerra di Troia come il celebre cavallo dell’inganno e il ritorno a casa dei vincitori, il fenomeno di ammirazione sfrenata verso Omero e le sue opere definito «omeromania». Quest’ultimo, un argomento a volte trascurato che ha come aspetti più curiosi i pellegrinaggi sulle presunte tombe dei protagonisti iniziati in epoca antica, addirittura il culto di oggetti a loro attribuiti considerati delle reliquie, l’archeologia omerica che portò Heinrich Schliemann a scoprire Troia. L’Iliade e l’Odissea sono i testi fondativi della cultura occidentale. I loro eroi e personaggi mitologici, Achille, Ettore, Ulisse, Elena, Circe, hanno orientato la storia dell’arte in modo anche sorprendente (persino nella produzione di arredi, o abiti), hanno offerto modelli morali e contenuti per la formazione degli studenti già nella Grecia classica, continuano a fornire spunti per nomi di persone e di prodotti, continuano a evocare temi atemporali come il valore, il coraggio, la collera, il rispetto, il dolore, l’astuzia, l’amore, la pietà. «Omero è dappertutto», sostengono i curatori nel loro saggio introduttivo al catalogo: e hanno di tutta evidenza ragione.

Giuseppe Mancini