Lygia non più ligia

Un’artista brasiliana prima concretista poi interattiva

Con Lygia Clark ed Hélio Oiticica, Lygia Pape (Rio de Janeiro, 1927-2004) fondò nel 1959 il Neoconcretismo brasiliano, il movimento che, scostandosi dall’algido rigore astratto-geometrico del Concretismo, in cui i tre avevano militato, andò in cerca di un nuovo linguaggio espressivo, più sensoriale, organico e interattivo rispetto alla severa astrazione di segno costruttivista e neo-plasticista praticata sino ad allora. A portare per la prima volta il suo lavoro in un’istituzione pubblica italiana è la Fondazione Carriero che dal 28 marzo al 21 luglio esplora, in una mostra curata da Francesco Stocchi e realizzata con l’Estate Projeto Lygia Pape, comprensivo di tutti i nuclei fondanti della sua ricerca vasta e multiforme, anche per i molteplici media utilizzati: disegno, scultura, video, balletto, installazione, fotografia. Pensata per gli spazi della Fondazione Carriero, la mostra si dipana, sala dopo sala, presentando in ognuna un diverso aspetto del suo lavoro attraverso nuclei omogenei di opere realizzate tra gli esordi concretisti, nel 1952, e il 2000. Si evidenzia così il suo processo creativo, che procede per successive gemmazioni, ognuna delle quali scaturisce in modo naturale dalla ricerca precedente: la natura, del resto, rappresenta il filo che unisce la sua complessa ricerca, fondata sulle antinomie tra i modi del Costruttivismo russo e le suggestioni della cultura brasiliana, l’invenzione più ardita e la contaminazione con modalità artistiche già praticate, da lei condotte, infine, a una sintesi del tutto originale. In mostra ci s’imbatte, tra gli altri, in lavori fondamentali come «Livro Noite e Dia» e «Livro da Criação», due libri che si propongono di entrare in relazione con l’osservatore sul piano mentale e sensoriale; nei «Tecelares», le xilografie in cui le culture brasiliana ed europea trovano una sintesi, e in «Ttéia 1», la lucente installazione immersiva, presentata di recente con grande successo al Moderna Museet di Stoccolma, che condensa in sé la sua ricerca sui materiali e sulla tridimensionalità.

Ada Masoero