La scala reale di Wolf

Lissone (Mb) e Milano. Durano fino alla fine dell’anno due mostre di Silvio Wolf inaugurate di recente. La prima, al Mac di Lissone, è l’installazione «Scala Reale Mac»: qui l’artista riflette sull’«irrealtà» della fotografia, di cui nega lo statuto documentario, per inoltrarsi nei territori dell’assenza dell’immagine, di un «altrove» reso tale dal venir meno dei riferimenti percettivi consueti. L’installazione site specific (nella foto) è costituita da pellicole fotografiche applicate sulle porte d’ingresso e sulle vetrate del museo, in cui Wolf è intervenuto sulle immagini di un antico pavimento di pietra, fino a creare (spiega lui stesso) «una prospettiva illusoria che ridefinisce la percezione dell’edificio: l’entrare al museo è l’ingresso nell’opera». La mostra milanese si tiene invece nello Studio LCA, che non solo fornisce un’assistenza legale a musei, istituzioni, collezionisti, ma che, grazie alla passione di alcuni suoi professionisti (prima fra tutti Maria Grazia Longoni), a loro volta collezionisti, ogni anno, con il progetto «Law is Art!», supporta premi e mostre di arte contemporanea e apre anche i suoi spazi, in via della Moscova 18, a un artista: la personale «Metafore della luce» dello stesso Wolf (in collaborazione con AXA Art e Apice), espone il ciclo «Icone di luce» del 1993, presentato allora da Claudia Gian Ferrari, nel quale ogni immagine è come cancellata da un lampo luminoso.

Ada Masoero