Infinito Eielson

E a Milano si riscopre la «scuola di Zagabria»

Londra e Milano. Cortesi Gallery inaugura due mostre nel mese di marzo, la prima delle quali, «Jorge Eielson: materia, segno, spazio», si tiene nella sede di Londra (41&43 Maddox St. W1S 2PD) dal 2 marzo al 24 maggio, mentre la seconda, «Zagreb Calling 1959-2019. Ivan Picelj, Vjenceslav Richter e Julije Knifer»,visibile dal 28 al marzo al 28 giugno a Milano, nella sede di corso di Porta Nuova 46/B.

La rassegna di Jorge Eielson (Lima 1924-Milano 2006), poeta, scrittore e artista visivo, peruviano di nascita e italiano per scelta, è curata da Francesca Pola e realizzata con l’Archivio Jorge Eielson e l’omonimo Centro Studi di Firenze, ed è la prima sua personale a Londra e nel Regno Unito. Presenta perciò un panorama ampio della sua attività creativa, riletta attraverso i punti salienti di un percorso che fu sempre fortemente sperimentale e segnato dal dialogo tra la cultura peruviana e l’europea. E proprio con i «Paesaggi infiniti della Costa del Perù», opere di una matericità rarefatta e informale, il percorso si avvia, per lasciare spazio (dopo il soggiorno parigino del 1948, dove Eielson si accosta alle avanguardie) alla pratica dell’inserzione, nell’impasto materico del dipinto, d’indumenti tagliati, strappati, bruciati. Il trasferimento a Roma, nel 1951, e poi a Milano, negli anni ’70, e il contatto con i loro ambienti artistici allora vitalissimi (la mostra ne dà conto con lavori di Fontana, Burri, Capogrossi, Scarpitta, Castellani, Bonalumi), aprono le porte a quella che sarà la stagione più nota del suo lavoro, quando (dal 1963) vedono la luce i primi «Quipus», quei nodi ispirati all’arte inca che, con l’energia dei loro tessuti in tensione e torsione, diventeranno un suo forte (e fecondo) segno identificativo. Il padiglione cileno dell’ultima Biennale d’Architettura di Venezia ha confermato del resto l’attualità della sua lezione, rimasta lungamente in ombra ma ora riscoperta in tutta la sua forza anticipatrice. 

A Milano va in scena «Zagreb Calling», curata da Ilaria Bignotti, dedicata a tre artisti di cui, come per Eielson, si va riscoprendo solo ora la centralità nell’arte degli anni ’60 e ’70. Ivan Picelj, Vjenceslav Richter e Julije Knifer, partendo da quella che era allora la Jugoslavia ma muovendosi sullo scenario internazionale, diedero vita infatti a linguaggi neocostruttivisti e concettuali che continuano tuttora a offrire più d’uno stimolo di ricerca. Dei tre, Picelj (1924-2011) è stato fondatore e primattore del movimento «Nove tendencije», istituito a Zagabria nel 1961 da un gruppo di critici e artisti internazionali che includeva i gruppi ZERO e GRAV, N e T, oltre a Piero Manzoni, Enrico Castellani e altri. Richter (1917-2002), esponente anch’egli di «Nove tendencije», era un architetto croato di alta levatura e Knifer (1924-2004) dopo quell’esperienza fondò, con altri, un gruppo del peso di «Gorgona». Oltre 40 le opere in mostra, tra pitture, sculture e grafiche, scelte presso gli archivi di ognuno e in collezioni internazionali, in un compendio scaturito dalla monografica di Picelj presentata tre anni fa dalla galleria, mettendo in evidenza la centralità di Milano negli scambi tra artisti europei e balcanici. Entrambe le mostre sono accompagnate da cataloghi bilingui editi da Skira.

Ada Masoero