Importante è stupire

Le regole infrante dagli artisti contemporanei

5 Fino al 7 aprile «You Got to Burn to Shine» («Per risplendere devi bruciare») propone alla Galleria Nazionale d’arte moderna una collettiva di 14 artisti molto varia per età, nazionalità, percorsi artistici e medium utilizzati, a cura di Teresa Macrì. Il titolo riprende la più celebre raccolta di poesia di John Giorno, classe 1936, uno degli ultimi grandi della Beat Generation. Poeta, artista, performer, Giorno è stato la grande attrazione il giorno dell’inaugurazione, quando ha dispensato versi al pubblico e illustrato  le sue opere, il ciclo a grandi scritte serigrafiche «God is man made» (2015) e il più noto telefono nero «Dial-a-poem» (1968-2012), per ascoltare ruotando il disco numerico di un telefono vintage 200 poesie di Burroughs, Bukowski, John Cage, Patti Smith e dello stesso Giorno.  Il filo che lega gli artisti è il tentativo, ognuno con i propri strumenti e il proprio linguaggio, di provocare, bruciare, sconvolgere il mondo convenzionale, con una critica all’ordine esistente e un tentativo di rovesciarlo per aprire nuove prospettive, spesso non prive di ironia. Si va dai due alberi che reggono ognuno un mappamondo, opera del ceco Kristof Kintera, in mostra anche con un inquietante bambino automa («Revolution», 2005) che prende a testate una parete, ai lavori di Sislej Xhafa e Luca Vitone, ai calchi in cemento dei ricordi d’infanzia e di mare di Elena Bellantoni (secchiello, paletta, braccioli, ciambella a forma di papera, materassino ecc.), al «Silencio» (2003-10) di Francis Alÿs, rielaborazione di un’azione precedente. Non mancano il regista Luca Guadagnino nelle vesti di scultore, e opere di Bertille Bak, Jeremy Deller, Roberto Fassone, Mike Kelley, Domenico Mangano & Marieke van Rooy, Fiamma Montezemolo. Da non perdere anche la mostra di Marina Malabotti (1947-88), fotografa romana dal taglio etno-antropologico, della quale è esposta una scelta dei cicli più importanti fino all’ultimo progetto incompiuto, «Un anno in galleria», dedicato proprio alla Galleria Nazionale grazie all’allora soprintendente Giorgio de Marchis.

F.C.G.