Il mondo sul palcoscenico

«Dimostrazioni politiche, emergenze umanitarie, tranquilli momenti di vita quotidiana, scrive David Campany nel testo che accompagna la mostra «Scene» di Alex Majoli al Le Bal fino al 28 aprile, curata assieme a Diane Dufour, tenuti assieme dalla sensazione di essere tutti attori che tentano, falliscono e resistono a un gioco di parti che la storia e le circostanze esigono». Le immagini esposte danno proprio l’impressione che gli eventi che il fotografo ravennate ha documentato in più di otto anni in Europa, Asia, Brasile e Congo provengano da un palcoscenico collettivo sul quale ognuno recita una parte. Il riferimento al teatro appare ancor più calzante se si pensa alle modalità con cui Majoli è solito lavorare: arrivando in un luogo con i propri assistenti e sistemando fotocamera e luci in attesa di iniziare a scattare. Prassi che trasgredisce a buona parte delle regole per la realizzazione di un perfetto reportage e che ricorda molto di più l’atteggiamento del fotografo di scena. Il rischio è quello che i protagonisti diano un contegno ai propri gesti a causa della consapevolezza di essere osservati. Ma anche questo fa parte della sua poetica, assieme all’uso di flash talmente potenti da isolare le persone e le cose e farle risaltare all’interno di un’oscurità che sembra essere sul punto di inghiottirle. Il contesto diventa secondario perché ciò che conta è la capacità dei soggetti di interpretare il proprio ruolo e il proprio dramma. È il mondo a essere diventato uno spettacolo pronto a essere immortalato, e solamente accettando questa premessa si può ancora riuscire a raccontarlo. La mostra è stata organizzata in collaborazione con il Mar di Ravenna e con Magnum Photos, ed è accompagnata da una pubblicazione edita in collaborazione con Mack Books. Nella foto, «Grecia, Atene, 2016. Scena #0462. Un membro del partito Alba dorata canta l’inno nazionale greco». A Golden Dawn member singing the Greek national anthem.

Monica Poggi