Il mito seduce ancora

Amburgo (Germania). Curata da Franz Hildebrandt, il Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo (Mkg) presenta fino al 2 giugno la mostra «Antichi mondi illustrati» con oltre 80 capolavori dell’antica arte vascolare di Atene dal VI al IV secolo a.C. (provenienti per lo più dalla Fondazione Heidrun e Manfred Zimmermann e dalla loro collezione privata), centrata sul vaso greco come strumento narrativo e divulgativo. Criterio selettivo sono infatti le scene di miti e cicli epici di Zeus, Eracle, Dioniso e di altri dèi e semidèi e la loro rappresentazione, intesa come una sorta di graphic novel o tv fiction dell’epoca in cui il mito greco e tutte le sue avventure e dilatazioni si tramandavano ancora solo in forma orale e, appunto, visuale. Per secoli, ben prima che le opere di Omero raggiungessero la forma scritta fra l’VIII e il VI secolo a.C. e che intorno al 700 a.C. vedesse la luce la «Teogonia» di Esiodo, il primo tentativo di «mettere ordine» in quel ginepraio genealogico, mitografico e storico, la mitologia greca si diffuse grazie alla tradizione orale e, visivamente, alla pittura sulle opere in ceramica tanto che le pitture vascolari del VII-VI secolo a.C. presentano episodi dell’Iliade o delle Dodici Fatiche di Eracle prima delle fonti letterarie. A ciò si aggiunga l’impatto estetico della decorazione pittorica vascolare, soprattutto attica: le immagini seducono per eleganza di segno e lucentezza di contrasto fra il rosso aranciato, il marrone, il nero. Nei disegni, la maestria dei pittori di vasi sintetizza vari momenti dell’azione mitica in singole immagini icastiche: pochi gesti tipici e costellazioni di figure interagenti, ciascuna simbolicamente identificata (Zeus dal fascio di fulmini, Eracle dalla clava e dalla pelle di leone, Achille dall’arco…), creano la caratteristica «narrazione simultanea» ad attrarre l’osservatore nella più intima dinamica narrativa del mito.

Giovanni Pellinghelli del Monticello