Bis (come i bus) di Boilly

Louis-Léopold Boilly e la sua opera sono pressoché sconosciuti nel Regno Unito. Ora però, proprio come il proverbiale bus londinese che non arriva mai e poi ne arrivano tanti tutti insieme, la capitale ospita ben due monografiche sul prolifico artista francese. La Wallace Collection fino al 29 maggio gli dedica un focus, mentre alla National Gallery il 28 febbraio si è inaugurata «Boilly: Scene di vita parigina». La Wallace esporrà i suoi tre dipinti e la National Gallery ha circondato il suo unico Boilly con un’altra ventina di opere in prestito per la maggior parte da Ramsbury Manor nel Wiltshire. Nato vicino a Lille nel 1761, Boilly lavorò per un periodo come ritrattista a Douai prima di trasferirsi a Parigi nel 1785, dove rimase per il resto della sua vita. Boilly era una vera macchina per dipingere, stampare e disegnare. Nel corso della sua carriera produsse più di 2.500 opere, tra cui 1.050 dipinti, 735 ritratti, 354 incisioni e 560 disegni. Morì nel 1845. Nel 1990 i mercanti parigini Pascal Zuber ed Etienne Bréton hanno iniziato a compilare un catalogo ragionato della sua opera (di prossima pubblicazione presso Arthena) e pagato per il restauro dei tre Boilly della Wallace, rivelando qualità che hanno motivato l’attuale mostra. Per un analogo colpo di fortuna, nel 2017 alcuni curatori della National Gallery erano stati invitati a visitare Ramsbury Manor, dimora del milionario Harry Hyams, costruttore e collezionista, da mezzo secolo chiusa al pubblico. Come rivela Francesca Whitlum-Cooper, curatrice della National Gallery: «Nessun quadro acquistato da Ramsbury era mai stato prestato, pubblicato, o anche solo mostrato a esperti. Ci siamo allora resi conto che la collezione Ramsbury costituiva il più raffinato gruppo privato di dipinti e disegni di Boilly al mondo». Nella foto, «Il topolino morto» (1780-1800 ca)

Donald Lee