Cesare acquatico

Ginevra (Svizzera). Le vestigia romane di Arles si «trasferiscono» dall’8 febbraio al 26 maggio al Musée d’art et d’histoire (Mah) nella mostra «Cesare e il Rodano». Il Musée Départemental Arles Antique presta alcune delle opere centrali della sua collezione, tra cui il famoso «Cesare di Arles», nelle foto, la cui scoperta, nei fondali del fiume Rodano grazie al team dell’archeologo Luc Long, direttore delle ricerche subacquee del Département des recherches archéologiques subaquatiques et sous-marines, fece scalpore nel 2007 (cfr. n. 277, giu. ’08, p. 6). La scultura del I secolo a.C. in marmo bianco di Dokimeion (Turchia), sarebbe, secondo l’ipotesi più diffusa, il solo busto noto raffigurante il conquistatore della Gallia in età matura, con rughe e un po’ di calvizie. Arles, che divenne colonia romana nel 46 a.C., ha prestato a Ginevra, città con cui condivide lo stesso fiume, il Rodano, e lo stesso passato romano, anche alcuni oggetti di vita quotidiana, molto fragili e di rado esposti, come la ruota di legno di un carro del IV secolo d.C., perfettamente conservata, rinvenuta nel 2014 e presentata al pubblico per la prima volta, e un baule di legno rinforzato in ferro, probabilmente del I o II secolo d.C., «ripescato» nel fiume nel 2013. Il museo svizzero ha ottenuto un altro prestito importante dal Louvre, che ha partecipato al progetto: lascia il museo parigino, per la seconda volta, la «Venere di Arles» (I secolo d.C.), rinvenuta nel 1651 nel teatro antico di Arles e che ispirò Stendhal e Flaubert.

L.D.M.